Last Updated on Agosto 26, 2025 by admin

Introduzione

Scientificamente: la bellezza e la bruttezza non hanno misure oggettive universalmente valide, ma dipendono da fattori neurologici, culturali e personali. Numerosi studi (ad es. Grammer et al., 2003) hanno dimostrato che ciò che chiamiamo “bello” varia enormemente nelle diverse popolazioni e questo ci fa comprendere quanto l’ideale di bellezza possa essere una variabile socio culturale molto importante e spesso poco considerata.
Opinione: Pertanto, personalmente ritengo che titoli sensazionalistici come “la donna più brutta del mondo” servano più a generare click che a fare vera riflessione. Questo tipo di approccio dovrebbe essere abbandonato e far sì che le agenzie informative, facciano vera informazione e non mera produzione di notiziole!


1. Il mito della “donna più brutta del mondo”

  • Scientificamente: non esiste alcun ente ufficiale che misura “la bruttezza”; le uniche gare note (ad es. contest umoristici negli anni ’70) erano satiriche e basate su giudizi arbitrari. Quindi, definire una persona, “la più brutta” è una scelta giornalistica estrema, che trascura la complessità dell’individuo e che mira solo a creare inutili quanto pericolose estremizzazioni. Ricordiamoci, che i nostri giovani, oggi leggono i titoli degli articoli, molto più di quanto leggano gli articoli interamente, ed è probabile che se ne lascino condizionare anche inconsapevolmente!

2. Perché ci affascinano le storie di bruttezza?

  • Scientificamente: il brain reward system reagisce a stimoli inaspettati o controversi con un picco di dopamina; le storie “estreme” attirano più attenzione (fMRI studies, 2015).

3. Il caso più citato

  • Mary Ann Bevan (née Webster; 20 dicembre 1874–26 dicembre 1933) era un’infermiera inglese bellissima, molto corteggiata, ma che sviluppò un grave quadro di acromegalia in età adulta, una patologia endocrina causata quasi sempre da un adenoma pituitario che determina iperproduzione di ormone della crescita. Nello specifico, intorno ai 32 anni, (circa 1906) iniziarono a manifestarsi crescita eccessiva di mani, piedi e ipertrofia facciale, accompagnate da cefalea e riduzione del campo visivo – sintomi tipici di acromegalia non trattata

Chi era Mary Ann Bevan

  • Nata a Plaistow (Londra) da una famiglia di otto figli, iniziò a lavorare come infermiera prima di sposarsi con Thomas Bevan nel 1902, avendo quattro bambini. Il marito morì improvvisamente nel 1914, lasciandola sola con la responsabilità economica dell’intera famiglia. Dopo la morte del marito rimanendo senza sostegno economico, per mantenere i figli, fece una scelta molto estrema. Mary, partecipò a un contest auto‑sponsorizzato per “la donna più brutta” che vinse, attirando l’attenzione di Samuel W. Gumpertz, impresario che la ingaggiò per il Dreamland di Coney Island (dal 1920) e per il Ringling Brothers Circus fino al 1933. ( Questo fa comprendere, quanto il cambio radicale nella vita di una persona, possa spingere verso scelte estreme in persone altrimenti comuni.)

4. Ripensare gli stereotipi

  1. Educazione emotiva: insegnare che il valore di una persona non risiede nell’aspetto e che forme e volti diversi non sono “merce da spettacolo”, ma espressioni naturali dell’umanità.
  2. Consapevolezza mediatica: imparare a riconoscere titoli sensazionalistici e fact‐checking di ogni tipologia.
  3. Empatia attiva: trasformare la vicenda storica, in un’opportunità di consapevolezza e rispetto, nei confronti di uno dei tanti eroi, che con coraggio e determinazione è riuscita in ciò che tanti altri non riuscirebbero a fare in cento vite: riuscire a crescere con dignità ed onestà i propri figli, mettendo se stessa all’ultimo posto. Grazie per il tuo immenso esempio.

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